Lo psichiatra Andreoli al convegno promosso dai Rotary club: "Difendiamo la nostra grande civiltà e allora difenderemo anche la donna"

23 novembre 2019 - Fonte: Corriere cesenate

Tra gli altri interventi anche quello dell'onorevole Lucia Annibali, sfregiata con l'acido. "Sto bene, guardiamo avanti. Sono ancora in cura al Centro grandi ustionati di Parma, il luogo in cui ho capito chi sono e che tipo di persona voglio essere"

Vittorino AndreoliIn occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne che si celebra in tutto il mondo il 25 novembre, questa mattina al Technogym village si è svolto un convegno sul tema "Nemmeno con un fiore. Basta violenza sulle donne",

L'evento è stato organizzato dai Rotary dell'Emilia Romagna, con capofila quello della Valle del Rubicone presieduto da Rodolfo Baldacci, e il sostegno del Distretto 2072 guidato dal governatore Angelo Andrisano.

I lavori sono stati moderati da Gigi Riva, giornalista dell'Espresso. Davanti a 300 persone, sono intervenuti la consigliera regionale Lia Montalti che ha portato i saluti del presidente Stefano Bonaccini e del sindaco Enzo Lattuca, lo psichiatra Vittorino Andreoli, l'onorevole Lucia Annibali e la presidente del comitato paralimpico regionale, Melissa Milani.

Quella di Andreoli, più che una relazione è stata una lectio magistralis, come l'ha poi definita la Annibali. "Difendiamo la nostra grande civiltà - ha detto in chiusura il noto scienziato - e allora difenderemo anche la donna".

"La violenza sulle donne - ha sostenuto Andreoli - non è una patologia mentale. Uno che violenta una donna non è un folle. I disturbi della mente sono un'altra cosa. Solo in alcuni casi si arriva alla violenza. Oggi ci troviamo di fronte a una civiltà che dimostra di essere in agonia".

Dall'io portato all'ennesima potenza con Frued, "dobbiamo ammettere che mai nell'esistenza siamo solo un io. C'è bisogno del noi, di so

Vittorino Andreoli

ggetti diversi che danno il loro contributo. Oggi invece domina l'odio. Siamo in presenza di una condizione di frustrazione, di una sensazione di mal d'essere che poi diventa rabbia. E la rabbia è la violenza interna che tende a uscire".

Invece c'è sempre bisogno dell'altro. Due fragilità generano l'amore, in un continuo scambio. Ci si sente gratificati facendo qualcosa per l'altro e ciò rappresenta una grande gioia. Il legame è una storia. "E i conflitti familiari? - si è chiesto ancora Andreoli -. Viveteli, nell'ambito della storia della vostra famiglia, nella comprensione. E finiscano sempre in un abbraccio. La vita non è mai un attimo".

Infine, lo psichiatra ha ribadito il concetto cardine del suo applaudito intervento: “Dobbiamo difendere la nostra civiltà. Questo nostro Paese è stato una culla di civiltà. Dobbiamo amare questa nostra terra, perchè una comunità è fatta anche di un luogo fisico.

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